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I segreti del marketing: contenuti e interazioni

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La formula magica per avere un buon risultato è data dalla creazione di contenuti, dalla precisione e dall’agilità della propria strategia e dalla intuizione di lasciarsi guidare dai dati, magari puntando molto sull’advertising programmatico.

segreti del marketing andreotti craxi

Per capire a fondo il mondo del marketing digitale, il team dell’agenzia digitale Beckon ha aggregato i dati di spesa e di prestazione dei più grandi marchi di tutto il mondo. 203 brand provenienti da 120 nazioni investono 16 miliardi di dollari nel marketing, cifre davvero clamorose che sottolineano l’importanza della “sacra arte” del saper vendere marchi, servizi e prodotti.

Contenuti e interazioni, le ossessioni dei brand

La crescita esponenziale degli investimenti è dovuta principalmente ad un dato di fatto: tutti i brand, dai più noti ai meno conosciuti, generano molti più contenuti rispetto a quanto si faceva in passato. A questo dato però non corrisponde un cambiamento nell’attitudine del cliente, che mantiene i suoi range d’acquisto bilanciando adeguatamente quantità, qualità e costi.

Immagini, video e testi creati dai brand negli ultimi 12 mesi sono il triplo di quelli dell’anno precedente. I contenuti proliferano, si moltiplicano, invadono progressivamente la vita digitale degli utenti, che però molto spesso preferiscono bypassarli o non interagirci. Aumenta l’advertising, dunque, ma i dati dell’engagement – o interazione – degli utenti restano stazionari. La conseguenza principale è la spartizione di like, click, visite e condivisioni tra i vari brand.

Il 90% delle azioni del popolo del web si concentra sul 5% dei contenuti: se ne deduce, quindi, che gran parte del materiale promozionale prodotto produce pochissima interazione o non ne produce affatto.

Due le cause principali: variazione della qualità o nella quantità di mezzi a supporto del contenuto. Nel primo caso, dietro ad una probabile mancanza di impegno potrebbero celarsi danni cospicui all’immagine del brand e di conseguenza al settore della vendita. Per quel che concerne la seconda opzione, buona parte dei contenuti potrebbero non essere supportati dal budget a causa di una cattiva pianificazione. Altro fattore importante potrebbe essere l’ascesa delle piattaforme di pubblicazione dei contenuti, che ha reso possibile la creazione e la pubblicazione di contenuti su larga scala non fornendo però al brand un’analisi adeguata sul ritorno sull’investimento.

Contenuti e interazione. Per evitare scenari catastrofici, basterebbe sottostare ad alcune best practice

Scenari catastrofici Marketing

  1. Controllare costantemente la qualità dei contenuti attraverso un lungo processo di revisione.
  2. Evitare di considerare il numero di contenuti come fattore di successo di una campagna. Il KPI altro non è infatti che il rapporto tra i costi sostenuti e le vendite attribuibili al traffico portato dal mezzo digitale.
  3. Non confondere le menzioni del brand – talvolta falsate da una comunicazione eccessivamente prolifica – con quelle che fa l’utente che ha acquistato il prodotto, proponendo agli stessi un attento sistema di feedback.
  4. Considerare le spese relative alla creazione dei contenuti, quelle relative all’agenzia e allo studio come costi reali di produzione del prodotto. Il contenuto e i social non possono essere infatti considerato un prodotto, ma contribuiscono ad aumentare le spese di produzione.

L’errore più evidente che potrebbe commettere un brand è lasciarsi prendere dal panico, e produrre più contenuti del necessario. Anche sul web, la qualità è la condizione ideale per produrre un margine di guadagno. Il contenuto è soltanto un vettore, il mezzo per avvicinare il prodotto all’utente. Andrebbe però sempre evitato il cosiddetto “bombardamento mediatico” del consumer, le cui interazione è il bene più prezioso per un marchio.

Nelle prossima puntata analizzeremo nel dettaglio le problematiche legate ai costi improduttivi, ossia a quelle spese che il brand deve sostenere ma non producono un profitto.

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